Ed eccomi di nuovo a parlare di cinema. Hoje eu quero voltar sozinho è un film brasiliano carino che ho visto un pò di tempo fa. Si tratta del primo, e per ora unico,
lungometraggio del giovane regista Daniel Ribeiro, che ha come protagonista un
adolescente cieco, Leo.
Il film mostra la quotidianità di un ragazzo “diverso”,
limitato più dalla paura degli altri, i genitori in primis, che dal suo
handicap. Leo è in realtà un adolescente come tutti, che sente la frustrazione
di avere dei limiti imposti dagli altri. L’arrivo nella sua classe di Gabriel,
non fa che assecondare questa spinta verso una nuova vita, una maggiore
indipendenza. E così, insieme al suo nuovo amico, Leo scopre cos’è un’eclissi,
condivide un film al cinema, impara a ballare, tutto ovviamente in un modo meno
ortodosso rispetto ai propri coetanei, ma non meno appagante. Ogni conquista ha anzi un sapore più intenso, più
inaspettato. E fa parte di questo percorso anche la scoperta della propria
sessualità: fra Leo e Gabriel infatti nasce un’attrazione fisica insospettata
all’inizio del film. E così il tema della diversità legata all'handicap del protagonista, si arricchisce di un nuovo aspetto, quello dell'omosessualità.
Di questa pellicola ho apprezzato
intanto il fatto di uscire fuori dal solito cliché di una realtà brasiliana
fatta solo di favelas, violenza e povertà (anche se, per carità, questi sono aspetti profondamente presenti in questo Paese). La
storia è ambientata a San Paolo, in un quartiere tranquillo e con persone che
conducono un tipo di vita che potrebbe essere in qualunque città del mondo occidentale. E poi mi è piaciuta la
freschezza con cui viene rappresentato il protagonista, la sua diversità, anzi
le sue diversità, presentate una volta tanto non come problemi che lo lacerano, bensì come dati di fatto della sua realtà, “che è sempre stata così”, per
citare una frase di Leo.
Insomma consiglio la visione di questo film, che fra l'altro ha vinto il premio FIPRESCI come
miglior lungometraggio della sezione “Panorama” e il Teddy Award come miglior
lungometraggio a tematica LGBT al Festival Internazionale del cinema di
Berlino.
In attesa del secondo film di Daniel Ribeiro, buona visione!
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