Ci ho messo un pò a riprendermi dal passaggio fra anno vecchio e anno nuovo, anzi, a dirla tutta non mi sono ancora ripresa, ma voglio dare una svolta e scrivere almeno un post in questo gennaio che sembra non finire mai. Tanto è per me, come sempre.
E' il terzo gennaio che passo a Brasilia, e decisamente il più piovoso. Niente a che vedere con le piogge di Curitiba, il primo grande shock di questo Brasile ancora da scoprire, che ci ha accolto (era l'ormai lontano 2010) con 35 giorni di pioggia consecutivi. Qui non si arriva a tanto, ma data la limitatezza delle cose da fare in questa strana capitale, tolto il sole resta ben poco. Le scuole, oltre tutto, sono ancora chiuse, e i malanni "di stagione" in agguato. Certo, la pioggia concede una tregua dal calore che diventa insopportabile quando questa terra rossa non vede una goccia d'acqua per mesi e mesi, ma il rovescio della medaglia sono le zanzare, fastidiosissime, che ti assaltano giorno e notte. Ora poi il nuovo spauracchio è la Zika, e non solo in Brasile.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, 3-4 milioni di persone sarebbero a rischio contagio nelle Americhe, e di queste 1,5 milioni solo in Brasile. Qui in meno di un anno si è calcolato che sono nati più di quattromila bambini con microcefalia, una malformazione neurologica che comporta una crescita ridotta del volume del cervello e della circonferenza cranica, con possibili danni neurologici anche gravi. Si ipotizza che la microcefalia sia conseguenza di questo famigerato virus trasmesso dall'Aedes aegypti, la stessa zanzara responsabile della trasmissione della dengue. Intanto il nostro Ministero della Sanità ha sconsigliato le donne in gravidanza di viaggiare nei Paesi a rischio, fra cui in pole position il Brasile.
Riporto integralmente da Corriere.it del 16 gennaio: "In Brasile, dopo aver schierato anche l'esercito in strada, la presidente Dilma Rousseff ha rivolto un appello ai principali leader religiosi per coinvolgere chiese cattoliche ed evangeliche nella lotta contro la zanzara Aedes (...)".
E così, accanto alla dengue, che già non lasciava proprio tranquilli, ecco il nuovo mostro. Il Governo Brasiliano ha quindi stanziato dei fondi per la ricerca di un vaccino che possa contrastare questo preoccupante fenomeno.
Nel frattempo fanno festa (lo dico cinicamente) le ditte produttrici di repellenti e quant'altro contro le zanzare, visto che l'unico rimedio, per ora, è prevenire. Comunque, come sempre quando esplode "un'emergenza", o meglio, quando sono i mezzi di informazione a farla esplodere, sarebbe giusto porsi qualche domanda, tanto per non credere a tutto quello che ci vogliono propinare. E allora consiglio di leggere questo post tratto da Il Fatto quotidiano, tanto per non cadere dalle nuvole: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/26.
Ah, buon anno!
La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione (cit. Renè Magritte)
venerdì 29 gennaio 2016
domenica 20 dicembre 2015
La vera identità della stella di Natale
Prima di venire in Brasile non mi ero mai fatta domande sulla stella di Natale, quella pianta che compare ovunque durante il periodo delle feste e che in genere viene buttata via subito dopo, quando sfiorisce. Qui però mi sono imbattuta in veri e propri alberi di stelle di Natale, che qui chiamano bico de papagaio (becco di pappagallo) o rabo de arara (coda di arara). Piantata a terra, l'albero della stella di Natale può arrivare anche a 3 metri di altezza. E il motivo per cui in Italia si usa come pianta da interno è quindi perché in realtà nel suo habitat naturale raggiunge il suo massimo splendore in estate, che nell'emisfero sud comincia a dicembre.
...e allora mi sono incuriosita...
Prima di tutto questa pianta è originaria del Messico, dove Joel Robert Poinsett, ambasciatore degli Stati Uniti dal 1825 al 1829, la vide per la prima volta restandone affascinato. Ne portò quindi alcuni esemplari nella sua casa nella Carolina del Sud e la fece conoscere ad amici ed orti botanici sia negli Stati Uniti che in Europa. E' per questo che la stella di Natale è conosciuta nei paesi anglofoni con il nome di Poinsettia Pulcherrima. Il nome invece di stella di Natale le fu dato dai missionari spagnoli, in quanto la sua forma ricorda quella di una stella e la sua fioritura è all'apice proprio nel periodo natalizio.
Prima di tutto questa pianta è originaria del Messico, dove Joel Robert Poinsett, ambasciatore degli Stati Uniti dal 1825 al 1829, la vide per la prima volta restandone affascinato. Ne portò quindi alcuni esemplari nella sua casa nella Carolina del Sud e la fece conoscere ad amici ed orti botanici sia negli Stati Uniti che in Europa. E' per questo che la stella di Natale è conosciuta nei paesi anglofoni con il nome di Poinsettia Pulcherrima. Il nome invece di stella di Natale le fu dato dai missionari spagnoli, in quanto la sua forma ricorda quella di una stella e la sua fioritura è all'apice proprio nel periodo natalizio.
In Italia questa pianta esotica è entrata nelle case per la tradizione natalizia dopo essere stata usata per gli addobbi della Basilica di San Pietro nella notte di Natale del lontano 1899.


Attenzione però: la stella di Natale, se se ne spezza un gambo, secerne un liquido lattiginoso il cui contatto può causare lesione della pelle e delle mucose, gonfiore delle labbra e della lingua, prurito. L'ingestione causa nausea, vomito e diarrea. Insomma, prendendo in prestito un'altra pianta, non c'è rosa senza spine!
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